skogskyrkogården
il giardino della chiesa tra i boschi.bellezza immobile. la natura come ponte tra la vita e la morte. la possibilità che l'architettura diventi tramite della spiritualità, dosando sapientemente la sua presenza con la sua assenza; conoscendo il potere della delicatezza e la suggestione della forma, della luce e delle emozioni.
la speranza che questi luoghi creano è nella vita eterna, nell'aldilà o nella ricongiunzione con i propri morti. lo spazio del dolore e della meditazione è anche quello del futuro. tutto è sospeso in questo luogo, sospeso tra natura e architettura in un tempo definito solo dal proprio stato d'animo e con la possibilità di cercare nello spazio attorno a se una dimensione personale e incondivisibile del rapporto con sentimenti così volubili ed unici come quelli suscitati dalla morte e dal ricordo e dal dolore e dalla contemplazione e dalla ineluttabilità e dalla melanconia e dalla solitudine.
ma per me è anche la speranza che tutto quello in cui cerco di credere non sia del tutto impossibile, che la possibilità di costruire queste speranze possa essere concessa anche a casa mia, in italia, dove tutto è così indeterminato e governato da volontà trasversali che storpiano la sensibilità della gente e che impediscono che cose reali, fisiche e di tutti possano portare un messaggio, una speranza in modo semplice ma tangibile.
pv