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MAS-men
martedì 27 marzo 2007
  riguardo al manifesto Dogma:









i - mi ha fatto sorridere ma non mi ha sorpreso vederlo nella pagine centrali di uno degli ultimi numeri di Domus di Boeri che, in queste ultime uscite, mi sembra stia lasciando una sorta di testamento. E allora quale migliore occasione, per non tralasciare il tema della sbandata situazione italiana, di quella fornita dal nostro super-Pier? Quale migliore occasione se non proporre il lavoro di un eccezionale non architetto sulla rivista che più di tutte ha volato sull'architettura e sulla non architetturra?

ii - mi ha sorpreso vedere quali punti nello specifico ordine gerarchico abbia scelto. Mi ha sorpreso sapere che l'architettura è come il dogma e non il dogma. Che cos'è questo dogma? decisione su ciò che non si può decidere? Non basta. Non mi basta. Ritengo che in base a come si declini il dogma nelle scelte progettuali si determini la qualità dell'architettura. Mi verrebbe da dire il dogma è fare architettura.

iii - mi manca lo scalino di fede. Se vi fate un giro su Wikipedia alla parola dogma, noterete che il suo significato è: opinione. Differentemente da assioma il dogma ha bisogno di tendere ad un qualcosa di superiore, ad una rivelazione sovra-umana per esempio, poichè non si limita ad essere il fondamento dell'articolazione di pensieri, concetti e teorie: "Mentre i primi sono da accettare per fede i secondi hanno solo lo scopo di porre le basi per una teoria".

E allora per cosa tendiamo al dogma? Ognuno secondo il proprio percorso? Il relativismo assoluto deve permeare completamente la disciplina dell'architettura e il proprio relazionarsi ad essa?

iv - ma...siamo sicuri che parli di architettura e non della ricetta per scampare all'apocalisse?

v - (nel punto cinque)...qualcuno mi illumini quale sia il significato di obiettivo ovviamente sottointeso, non riesco a venirne a capo.

vi - mi piace molto! Perchè è coerente dall'inizio alla fine, perchè la sua forma è il suo contenuto. Perchè una volta per tutte si chiariscono la somiglianza e le differenze tra shape e form (cosa che il caro Elias, con tutta la buona volontà, non era riuscito a fare). Il giudizio è ovviamente prostituito dall'aver conosciuto queste tesi prima del manifesto, dunque mi vien da pensare che se ciò non fosse stato forse il caro Pier Vittorio l'avrei mandato a stendere, ma la reazione che provoca è forte, assolutamente e indubbiamente. (...anche qui un'altra vittoria sul versante shape e form).

vii - paul, se la nebbia di invidia londinese ti offusca il senso critico, fortuna che li il lavoro è funzionalista...pensa che qui al massimo è pratico. Poi sull'invidia...ufff...non siamo mica come Stasha che ormai vola alto nell'olimpo dei super-eroi...tra l'altro, cara Stasha, girava voce su riviste specializzate che volevi assumere Riky Burdett come colf domestica, è vero?

 
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