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MAS-men
mercoledì 31 maggio 2006
  Osservare è progettare
Dilip da Cunhaparla di terra incognita riferendosi a una porzione di territorio sconosciuta sulla quale si posano gli occhi, e con loro un bagaglio di volontà che nello stesso osservare trovano il primo passo del progetto. La terra incognita non è waste land, ma l’opportunità offerta da un luogo per realizzare un progetto, per offrire speranza.
Nello stesso modo in cui lo sguardo conosce e delimita un campo ritagliando porzioni di “mondo” esso non si limita al solo guardare. I passi che toccano la terra la misurano, generano il contatto, e lo spostamento muove gli stessi occhi e i piedi che conoscono altro terreno e un’altra forma . La dimensione estetica si impadronisce delle categorie di giudizio mentre la volontà di dar forma a un cambiamento diventa progetto. Osservare è progettare.
Ma nella dimensione di un territorio è la responsabilità che determina la qualità di un progetto richiedendo un procedimento di analisi senza epilogo.
La difficoltà diventa allora compiere le scelte politiche tra necessità e possibilità, utopia e realtà, in favore di un percorso che preveda un tempo determinato e miri all’irrinunciabilità del minor numero di scelte.

È necessario stabilire una metodologia per non farsi travolgere dalla marea di informazioni che si traggono dal sito, come è necessario definire i confini di un sistema all’interno de quale le logiche delle interazioni e delle identità tra le informazioni acquisite siano capaci di tradursi in un ordine leggibile nel quale muoversi durante l’iter progettuale, e da considerare documento, parte indispensabile del progetto stesso.
Il metodo proposto è la valutazione, dunque la conoscenza, del maggior numero di informazioni emerse da uno spostamento continuo della lupa, (la lente d’ingrandimento), dello zoom. La lente è lo strumento in base allo spostamento del quale il territorio si evidenzia nelle sue logiche sistemiche sempre nuove. Spingendosi sulle teorie dell’arcipelago, che successivamente si cercherà di descrivere relazionata alle città, in ogni momento in cui la lente si ferma, si chiudono i confini di un’isola nella quale le relazioni tra le parti sono elementi medesimi di un sistema relazionato per definizione con un altro necessariamente diverso.
La conoscenza e l’indagine sul numero degli infiniti sistemi possibili dati dall’inarrestabile movimento, oltre a contestualizzare il progetto al suo presente, prescinde dal tempo a disposizione. Come quello temporale, qualsiasi limite assunto diventa il perno intorno al quale si svolge la matassa del percorso progettuale.

alè!

fa

 
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