Breve riflessione
Da tempo ormai
si sente affermare che l’architettura deve ritornare a se stessa.
Mi guardo intorno e vedo in risposta a questa invocazione molte architetture “legittime” frutto della perfetta padronanza di tecniche interne alla disciplina: tecniche della rappresentazione, tecniche della distribuzione, tecniche della costruzione, tecniche della simulazione… Molte risposte diverse e divergenti ad un'unica domanda.
Non posso allora che interrogarmi di nuovo.
A cosa deve ritornare l’architettura per ritornare a se stessa?
A quale, se esiste, fondamento unificante e riconoscibile?Io credo che l’architettura debba tornare all’
idea.
Che l’idea costituisca l’ultimo irriducibile e ineliminabile fondamento dell’architettura, della sua trasmissione, e del suo valore nel tempo.
Credo che
la determinazione cristallina di tale idea costituisca il nocciolo che già racchiude il carattere
dell’opera finita e degli strumenti per la sua realizzazione.
Essa è la risposta al “formulare con chiarezza i problemi”; è il nucleo stesso dell’
architettura pensata.E’ giunto il momento di ritornare con rigore e senza vergogna a ripensare ed affermare l’architettura per quello che è: il momento della creazione di luoghi dell’uomo, per l’uomo.
L’idea dunque è, finalmente, di nuovo, un’idea di architettura. Essa è la genesi stessa della forma: il suo principio generatore e la
sua determinante. Ma quando tale forma, attraverso il rigore e la coerenza, sarà compiuta, ci supererà e tornerà al mondo.
Allora dovremo ricordarci, anche noi, come l’uomo del nouveau roman, di fare un passo indietro e lasciare il mondo libero di ricostituire il suo nuovo senso.