Pensare alla città

Affrontare un progetto a scala urbana rappresenta, per un architetto, una strada senza ritorno, una via a senso unico che sgretola ogni certezza e rivoluziona l’approccio verso qualsiasi progetto, e più ancora, verso qualsiasi velleità espressiva.
Il procedimento inevitabile alla perdita dell’orizzonte di una pratica professionale che si pensava di conoscere è facile e eccitante. Ci si ritrova inebriati di conoscenze e famelici di curiosità e cultura, ma lontani dalla serenità di una metodologia di lavoro. Forse l’esperienza sarà capace di calmare le frustrazioni che accompagnano gli entusiasmi, ma è sicuro che non si tratta di un percorso sequenziale con inizio e fine, ne di un rapporto gerarchico chiaro e ripetibile.
È la consapevolezza di essere di fronte al mondo, di abitare in una dimensione collettiva e di possedere una grande responsabilità.
Sapere di non sapere non è più un monito, ma l’unica certezza.
Così è indispensabile farsi strada, poco per volta, con gli strumenti che si possiedono. Per riuscire a ridisegnare l’orizzonte sul quale poggiare il lavoro e ristabilire un equilibrio.
Nel lavoro di ricerca e progetto condotto per tutto il periodo del Master sono state molte le fonti che hanno sostenuto e alimentato il lavoro di indagine e disegno. Tra tutti però quatto testi si sono alternati nelle varie fasi e hanno generato una sorta di gravità per la quale ragionamenti e riferimenti non hanno mai potuto allontanarsi dalla loro attrazione gravitazionale.
Architettura delle città di Aldo Rossi , L’arcipelago di Massimo Cacciari, gli scritti di Kengo Kuma e gli appunti delle lezioni di Pier Vittorio Aureli, sono appunto i quattro pianeti.
capitolo 1
alè!
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